• Combattere il burnout attraverso lo Shiatsu

  • Shiatsu e burnout

    Combattere il burnout attraverso lo Shiatsu

    Articolo di Gianni Toselli
    Operatore ed Insegnante Shiatsu

    Spesso la parola shiatsu colpisce per la sua provenienza “esotica”, per il suo nome curioso che semplicemente significa “pressione con le dita”

    Oriente, la Cina, il Giappone, la filosofia che vede l’essere umano come entità energetica di fatto parte delle energie dell’universo, sono aspetti di presa immediata che incuriosiscono molti, ma per essere pienamente assimilati richiedono studi lunghi e approfonditi, che durano anni. Ampio è infatti il bagaglio di contenuti teorici e pratici da studiare e sperimentare, secondo un approccio anche filosofico comunque molto diverso dal modo di pensare occidentale.

    Come possiamo allora comprendere tali aspetti nelle poche righe di questo articolo, come possiamo capire il perché in situazioni di stress lo Shiatsu ha saputo contribuire a migliorare la qualità della vita di tanti lavoratori?

    Iniziamo con il pensare che non abbiamo bisogno di andarcene all’altro capo del mondo per sperimentare il profondo legame corpo-mente-emozioni, questo appartiene già all’esperienza di tutti noi. L’esperienza l’abbiamo maturata sin da piccoli, quando una carezza portata con affetto sapeva farci passare il dolore alle ginocchia sbucciate per una caduta, o quando un abbraccio dei genitori o di un amico ci aiutava a superare paure e tristezze.

    Quello che però succede è che frequentemente perdiamo la percezione della relazione esistente tra gli aspetti yin ovvero più materici della nostra esistenza quali il corpo, e gli aspetti più leggeri, yang, quali le emozioni. Tutto questo complesso di sensazioni-corpo-emozioni noi operatori del settore lo chiamiamo energia (il termine orientale è qi o ki), su questa energia lavoriamo attraverso il contatto, cercando di attivare le innate capacità auto curative sempre presenti in ognuno di noi.

    E voi, avete mai sperimentato l’effetto benefico, in senso ampio, del contatto?

    Sicuramente lo avete provato in ambito affettivo-relazionale, a volte in ambito terapeutico. E quando era in ambito terapeutico, avete percepito la differenza tra un contatto puramente manipolatorio-esplorativo-meccanico rivolto all’ambito materiale, e uno più presente, attento, capace di bilanciare aspetti anche sottili?

    Tecnicamente lo Shiatsu trova applicazione in diversi stili e metodi, che attingono comunque direttamente alla tradizione medico-filosofica orientale, e si realizza attraverso precise stimolazioni in aree-punti-percorsi ben specifici del corpo; le strategie di ribilanciamento-stimolazione sono calibrate sul bisogno della singola persona. Il contatto non po’ e non deve mai diventare doloroso o invasivo, deve anzi mantenersi gradevole e progressivo, portato con attenzione e presenza, ovvero con il cuore.

    Consideriamo ora un altro punto, ovvero gli effetti sul nostro esistere delle relazioni con l’ambiente circostante. In quanto esseri viventi non possiamo esimerci dal reagire emotivamente, e quindi anche fisicamente, rispetto all’ambiente lavorativo, famigliare, ambientale. Quando questi stress diventano continuativi e intensi, allora anche il nostro personale sistema energetico può raggiungere situazioni limite, in questo caso siamo a rischio burnout.

    Cosa significa burnout?

    La parola si traduce con “bruciato, scoppiato, esaurito”, si tratta di una condizione nella quale la persona sembra spegnersi e perdere vigore negli aspetti lavorativi e da lì in quelli sociali e famigliari. Esistono contesti lavorativi dove esperienze deludenti, prostranti e sovraccaricanti portano nel tempo la persona a perdere la propria motivazione e a esaurire le proprie energie e risorse interiori. Il processo di svuotamento psicofisico è lento ma progressivo, e porta l’individuo a sentirsi svuotato, impotente e a non riconoscersi più in quello che era un tempo. Così non è più in grado di far fronte alle sfide e alle tensioni, perdendo la propria capacità di reagire alle situazioni.

    Il burnout non va identificato con quanto sperimentiamo praticamente tutti in ambito lavorativo: stress, delusioni, fatica, scarse motivazioni sono parte di ogni esperienza umana. Si parla di burnout quando il carico cui siamo sottoposti raggiunge intensità notevoli e continuative, superando le nostre naturali attitudini e capacità di reazione e adattamento.

    Se è vero quindi che la fonte di stress definita burnout trova tutto sommato definizioni ben precise, è anche vero che gli effetti di tale stress si manifestano in ogni soggetto in modo diverso. Bisogna riconoscere e rispettare la soggettività delle reazioni, tenendo conto che i sintomi, fisici o psichici che siano, rappresentano nelle tecniche energetiche un tentativo in corso di autoguarigione.

    L’operatore Shiatsu tiene conto di questa soggettività realizzando interventi ogni volta diversi, avendo valutato le necessità della singola persona, anche attraverso colloqui con l’utente che permettano un preciso e specifico inquadramento della situazione energetica.

    Non esiste quindi una “dose Shiatsu” da somministrare, proprio perché lo strumento di lavoro sono le mani dell’operatore che regola con continuità attimo dopo attimo le stimolazioni pressorie “perpendicolari, mantenute e costanti” utilizzando le proprie capacità percettive quale strumento di valutazione.

    Quali sono le categorie professionali più soggette al burnout? Soprattutto quelle che rientrano nelle “relazioni di aiuto” tra cui, medici, infermieri, psicologi, OSS, educatori e insegnanti. Sono categorie dove il forte stress fatto di coinvolgimento emotivo, impegno fisico e psicologico, consuma o congestiona sovente le energie a disposizione.

    Lo shiatsu applicato nelle situazioni di burnout, le esperienze

    Se colleghiamo tra di loro gli elementi descritti sin ora entriamo pienamente nel campo d’azione dello shiatsu, che secondo un approccio unico e originale si propone a sostegno di tutto l’assieme energetico corpo-mente-emozioni, quindi anche in situazioni di burnout.

    Le esperienze di interventi sul burnout che ho avuto la possibilità di progettare e condurre hanno riguardato diversi ambiti, dove lo shiatsu era proposto lo stile Masunaga, secondo il metodo della Scuola IRTE.

    • A Bologna, per il personale sanitario e famigliari dei piccoli ricoverati nei reparti pediatrici degli ospedali S. Orsola e Bellaria, con il progetto “Favole in pediatria” promosso dal Comune di Bologna, svolto assieme alla collega Monica Caruso.
    • Con l’associazione Onconauti di Bologna, direttore scientifico dott. Stefano Giordani, a vantaggio di famigliari o comunque caregiver di malati oncologici, con la collaborazione di un ampio gruppo di colleghi della mia scuola.

    Da ricordare anche l’importante progetto, in tal caso un corso introduttivo allo Shiatsu, rivolto agli operatori di radioterapia presso l’ospedale di Ferrara, realizzato dal collega insegnante Massimo Barattini.

    La procedura di lavoro prevedeva in ognuno dei casi:

    • somministrazione di questionari in entrata, per determinare la situazione psico-fisico-emozionale di partenza;
    • percorso Shiatsu;
    • questionario in uscita;
    • analisi degli indicatori.

    Talvolta si sono realizzate contemporanee integrazioni di sostegno psicologico.

    La metodologia scientifica di misurazione dei risultati ha rappresentato un ambito di ricerca impegnativo e affascinante, per diverse ragioni:

    • specificità e peculiarità degli effetti della tecnica Shiatsu, capace di intervenire su tutta la sfera fisico-psico-emozionale del soggetto;
    • non appartenenza dello Shiatsu alle tecniche mediche o fisioterapiche, con relativa difficile individuazione di questionari opportuni;
    • forte soggettività degli utenti nelle reazioni alle condizioni di burnout.

    I risultati

    In tutti i casi gli indicatori hanno mostrato miglioramenti notevoli sia per quanto riguarda gli aspetti fisici, psicologici e relazionali mostrando che la metodologia è valida purché si adotti un metodo rigoroso e professionale, applicato soprattutto con continuità. L’elemento continuità è oggettivamente il più impegnativo da mantenere, dato l’ambito lavorativo in cui si inserisce il progetto.

    Come si dice: rimane comunque ancora parecchia strada da percorrere, sia nel riconoscere le crescenti situazioni di burnout legate anche alle mutazioni sociali e famigliari, sia nel valutare la convenienza delle stesse strutture di cura nel sostenere i soggetti-lavoratori più esposti, per i quali ora esiste sicuramente una risorsa in più. Anche l’ambito della ricerca richiede menti e progetti che possano assegnare alla nostra tecnica il giusto riconoscimento scientifico, prendendo atto della realtà degli effetti.

    Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Spagyrica