• All’asilo nido l’astenia di S.

  • All’asilo nido l’astenia di S. Shiatsu IRTE

    All’asilo nido l’astenia di S.

    Articolo di Arianna Cioverchia
    Operatrice ed Insegnante Shiatsu, collaboratrice presso Asili Nido
    Della stessa autrice gli articoli:
    “Lo Shiatsu e i bambini” , “Il concepimento e la gravidanza: il momento dal Nulla alla Vita”

    Dalle collaborazioni nate con gli Asili Nido, argomento accennato in un precedente articolo, posso portare preziosi momenti di benessere e sostegno ai piccoli frequentatori, vissuti assieme a loro e al loro mondo (genitori e educatori).
    Un’esperienza importante sotto l’aspetto professionale, che mi ha permesso di aumentare la mia percezione come operatrice e, ancora oggi, ricordo con piacere ed emozione, è il ciclo di trattamenti effettuati al piccolo S. .
    Desidero precisare che il metodo applicato a questo caso (semplificato e ridotto nel racconto) rispecchia la metodologia della Scuola I.R.T.E. – Caposcuola e Direttore Didattico dr. Fabio Zagato.
    Un percorso, seppur breve (cinque trattamenti), dalla dinamica evoluzione.

    S. è un bimbo molto piccolo di dimensioni per la sua età rispetto agli altri, dallo sguardo triste e l’occhio sinistro affetto da strabismo, grandi occhi le cui palpebre inferiori rivolte verso il basso fanno comparire la bianca sclera dell’occhio, le guance “a criceto” che cadono verso il basso. Arriva al primo trattamento in braccio all’educatrice.
    Il primo contatto shiatsu è un delicato approccio a piedi e gambe che mi fa percepire i tessuti molto ipotonici, le articolazioni lasse, la temperatura del corpo fredda. Le educatrici esprimono la loro preoccupazione, ovvero una non corretta crescita nel bambino. Hanno notato che all’asilo si stanca, non gioca, cammina molto poco, vuole stare solo in braccio, sembra sempre spossato e senza nessun interesse.
    Lo prendo in braccio per toccargli la schiena e sento che è come avere un leggero sacco, nessun “nervo”. Toccando la parte terminale della schiena, la zona lombare, reagisce infastidendosi e piangendo.
    Controllo se c’è qualcosa sulla pelle (un ematoma, una ferita, una puntura d’insetto…) ma non vi è nulla di percepibile o visibile.
    Non vuole più stare, sembra – oltre che infastidito – sofferente. Termino così il primo trattamento con un punto di domanda.
    Approfondiamo e osserviamo questo primo trattamento.
    Mi soffermo innanzitutto per chiarire il motivo della dettagliata osservazione fisiognomica e raccolta informazioni sul piccolo.

    Lo shiatsu, tecnica corporea di origine giapponese, si basa sulla Medicina Tradizionale Cinese e ha come scopo “permettere una migliore circolazione dell’energia vitale, liberando i meridiani, cioè i canali dove scorre l’energia stessa”1 .
    La sinologa Giulia Boschi, parlando della diagnosi e della raccolta dati, ci lascia questa traccia da seguire: «[…] le tappe del processo diagnostico [secondo la Medicina Tradizionale Cinese – NdR]:
    1) Raccogliere i dati attraverso le quattro analisi (Si Zhen), [che] comprendono osservazione (del colorito, dei movimenti, dello stato psicologico, della prontezza di spirito, della lucentezza dello sguardo, della lingua ecc.), percezione […], anamnesi e palpazione […]. Nella tradizione classica, la diagnosi si basa innanzitutto sull’osservazione»2
    Specifico che questo linguaggio fa parte dell’Antica Cina, non utilizzabile e valido per noi.
    L’operatore shiatsu, infatti, non appartiene al settore medico e/o paramedico, e non si occupa di diagnosi, ma “semplicemente” utilizza strumenti di percezione attiva – il cosiddetto “stato attentivo dell’operatore” – e la Medicina Tradizione Cinese, con la sua vasta bibliografia e casistica, dà delle indicazioni preziose da seguire.
    Un’ulteriore precisazione è che lo Shiatsu eseguito sui bambini piccoli, in età infantile dai primi mesi ai primi anni, ha la caratteristica di non poter avere il riscontro verbale diretto, mancando lo scambio delle parole fra l’operatore e il ricevente. Tramite lo sguardo e i messaggi corporei l’operatore comprende, stando in completo e attento ascolto, quel-che-c’è a ogni pressione, in completa e accorta percezione. Caratteristica, questa, propria già del trattamento con la “persona verbalizzante”, ma di ancor più essenziale e fondamentale importanza nel trattamento con i piccoli.

    Dopo due settimane rivedo S. e le educatrici mi comunicano che all’interno dell’asilo sono avvenuti dei cambiamenti di gestione e lui è notevolmente migliorato.
    Lo vedo arrivare, sulle sue gambe, lo sguardo curioso. Non si avvicina subito a me ma l’educatrice lo accompagna. Da notare immediatamente è il cambio nella presentazione dal primo incontro al secondo: dall’essere in braccio all’educatrice ora è sulle sue gambe, dallo sguardo triste è passato ad una espressione presente e vivace.
    Si siede interagendo con noi adulti, gioca con una crema che mi spalma sul volto, creando un momento di avvicinamento fra noi. Inizio il contatto partendo dalle gambe, i piedi, e percepisco immediatamente la presenza del movimento. Inizio il trattamento anche se, a volte, S. si ritrae e non lascia morbidi gli arti, si muove, si gira, si innervosisce. Termino prendendolo in braccio e percependo il suo peso. Tocco l’area lombare della sua schiena – zona dove si era infastidito al tocco la precedente volta – che risulta al tatto calda e vivace.

    Cosa è successo fra il primo e il secondo incontro?

    Questi gli avvenimenti e le osservazioni possibili a tale punto del ciclo di trattamenti:
    • il trattamento eseguito ha attivato l’energia del piccolo (il Qi/Ki, secondo la Medicina Tradizionale Cinese) e permesso un cambiamento. Lo Shiatsu lavora sull’energia vitale e produce in essa dei cambiamenti, fatto ormai messo in evidenza da diversi studi scientifici. Ne cito qui uno, a titolo esemplificativo, riportato su PubMed, noto motore di ricerca di letteratura scientifica biomedica (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/m/pubmed/18990043/#fft): «I clienti che hanno ricevuto Shiatsu hanno riportato miglioramenti nella gravità dei sintomi e cambiamenti nel loro comportamento in relazione alla salute, attribuendoli ai trattamenti, fatto indicativo di un ruolo dello Shiatsu nel mantenimento e nel miglioramento della salute»3 ;
    • l’ambiente intorno a lui si è modificato: nello specifico è avvenuto il cambio dell’educatrice di riferimento e un differente accudimento pedagogico da parte dell’Asilo Nido;
    • la coordinatrice dell’asilo ha avuto un colloquio con i genitori e riportato l’esperienza del trattamento shiatsu. Vedendo un cambiamento in S., cioè un’attivazione, ha proposto un percorso shiatsu personalizzato all’interno dell’asilo. Si è creata quindi una collaborazione per aiutare il piccolo fra la struttura, i genitori e l’operatore shiatsu.

    Riprendiamo il racconto, preparandoci al terzo incontro. L’educatrice mi informa che S. è stato visitato dal pediatra e sta riprendendo peso; i genitori sono più solari e si stanno affidando alle educatrici.
    Nel volto di S. è visibile una piccola ferita: è caduto e si è lievemente ferito. In questo momento della sua giovane vita si sta muovendo molto, incontrando i primi pericoli e ostacoli.
    Lui si siede, tocco le gambe che sono ancora molto lasse come pure l’articolazione del ginocchio. È agitato e presente in lui una notevole attività fisica.
    Lo chiamo invitandolo con l’apertura delle mie braccia, mi abbraccia e dopo essersi girato, cerca l’attenzione della sua educatrice.
    Lavoro solo i piedi in modo più incisivo rispetto al precedente trattamento, concludendo con un contatto sugli arti superiori.
    Al termine di questo trattamento prendo atto del passaggio da uno stato più yin, cioè dalla poca mobilità riscontrata al primo incontro, ad un movimento più evidente, l’andare verso lo yang.
    Ci incontriamo ancora, per il quarto trattamento. È vestito con pantaloni e maglietta mentre prima l’abbigliamento consisteva per lo più in tutine e pigiamini. Si siede di fronte a me pronto e presente, dà l’idea di sapere che sta per ricevere il trattamento.
    Lavoro i semi-arti inferiori e superiori in modo più sostenuto rispetto al precedente incontro. Lo prendo in braccio (petto contro petto) ed eseguo delle pressioni a lato della colonna vertebrale, risalendo ed arrivando alle mani.
    Questa volta ha ricevuto un trattamento più completo e l’ha accettato. Mi saluta tornando dall’educatrice.

    All’ultimo incontro S. arriva camminando completamente da solo, (quasi padrone nel muoversi) è vivace e sorride spesso. Eseguo delle pressioni sui piedi, con ritmo e cadenza per poi passare alle mani.
    Altro non è stato possibile vista la dinamicità di S: in questo incontro è stato attivo e reattivo, porgeva le parti del corpo per ricevere lo shiatsu ed emulava ciò che riceveva provandolo su di me.
    Riflettendo su questa esperienza mi trovo assolutamente concorde con le conclusioni di un altro studio pubblicato di recente su PubMed: «Sostenere le persone nel prendere il controllo della cura di sé richiede una consulenza collocata in un contesto terapeutico di supporto e relazione professionale, rivolto a clienti aperti al cambiamento e impegnati attivamente a mantenere la propria salute. Le modalità CAM [tra cui lo Shiatsu NdR] possono avere un ruolo importante da svolgere in questo tentativo» 4 .

    Nel caso specifico qui raccontato posso affermare che il percorso di recupero e cambiamento del piccolo S. è stato possibile grazie alla notevole attenzione delle educatrici le quali, vedendo la difficoltà del bambino e affidandosi allo strumento dello Shiatsu, hanno cambiato la modalità di accudimento all’interno della struttura e proposto un ciclo di trattamenti ai genitori per il figlio. I genitori si sono aperti a questa proposta: c’è stata, quindi, consapevolezza nel mondo attorno a S. («… aperti al cambiamento e impegnati attivamente…»).
    Posso concludere quindi che, con i trattamenti shiatsu, è stata attivata la struttura energetica di S. e, contemporaneamente, l’ambiente e le persone attorno a lui, accoglienti e capaci di vedere la sua personale situazione di difficoltà e disagio, hanno permesso l’attivazione e l’inizio del cambiamento del suo sistema corpo-mente.

    1 F. Zagato, Trattato Professionale di Shiatsu – Teoria e Pratica, Ed. Red, Nova Milanese 2004.
    2 G. Boschi, Medicina Cinese: la radice e i fiori, Casa Editrice Ambrosiana, Rozzano 2003, p. 157
    3 A. F. Long, The effectiveness of Shiatsu: findings from a cross-European, prospective observational study, «Journal of Alternative and Complementary Medicine», XIV (8), 2008, pp. 921-30.
    4 A. F. Long, The potential of complementary and alternative medicine in promoting well-being and critical health literacy: a prospective, observational study of shiatsu, «BMC Complementary and Alternative Meidicine» XIX (9), 2009, pp. 1-11.

    Questo articolo è stato pubblicato sulla rivista Spagyrica